The Leftovers TEORIA – Ecco perché i Colpevoli Sopravvissuti non hanno paura di morire


Ciao a tutti! Dopo il mio ultimo articolo su The Leftovers, dove spiego i motivi per cui secondo me Kevin è uno dei Colpevoli Sopravvissuti (click qui per leggerlo), vorrei parlarvi di un’altra teoria, di cui per ora non ho mai sentito parlare su internet, ma che per me potrebbe essere reale (e mooolto interessante!).

Guardando e riguardando l’ottavo episodio della seconda stagione, International Assassin, non ho potuto fare a meno di pormi tantissime domande sul misterioso hotel. Dove si trova davvero? Esiste realmente in qualche punto del mondo o si trova in una sorta di limbo tra la vita e la morte? Perchè proprio un hotel?

Non sono riuscita a rispondere a tutte queste domande. Come ho già detto in uno dei miei articoli precedenti (click), sappiamo che a Perth (Australia) si trova una copia esatta dell’hotel, grazie alla quale K.G. Senior riesce a comunicare con suo figlio tramite il televisore durante il suo viaggio all’altro mondo (K.G.S. sembra riuscire a mettersi in contatto con lui tramite una sorta di rito voodoo che coinvolge quelli che sembrano essere aborigeni e due o più falò, il cui fuoco fa scattare l’allarme dalla parte Kevin). Ma dell’ubicazione geografica (o metafisica?) dell’hotel vero e proprio non sappiamo niente. Alla fine dell’episodio vediamo Kevin guidare fino a Miracle, quindi, volendo supporre che in questo altro mondo le cose funzionino come nel nostro, l’hotel non si trova in Australia come l’altro. E se invece si trattasse di una dimensione in cui lo spazio e il tempo sono compressi e funzionano in maniera  totalmente diversa dal mondo reale? Non sarebbe la prima volta che il nostro Lindelof crea una cosa del genere. 🙂

Basandomi su questa idea, ho pensato anche che il mondo dell’hotel potrebbe essere una sorta di universo parallelo nel quale le persone,

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The Leftovers – Beautiful Interview To Ann Dowd


Hi everybody! Here’s an amazing and heartbreaking interview to the great Ann Dowd (Patti Levin in the show), released for

Hope you enjoy it 🙂

ADTV: Let’s talk about The Leftovers then. The second season was more of a success because I think not many saw the first season, which was also very good. Then at the Critics Choice Awards, you and Regina King were nominated and Carrie Coon won. That was great for the show.

AD: Yeah, that was a thrill. My family watches, and they love it. My brother John can’t make heads or tails of it. He was looking for something more linear. You go here then you go there, a natural progression of story. That is not what we have here, to our great delight. The first season was fascinating to do because putting it together and not knowing what the Guilty Remnant was and their beliefs. Then in the second season Patti is in a different place. People asked me what it was like to not speak. Quite daunting, as I rely on words. We all do. I had to learn what she wants and just get it and not use words. It was a very powerful experience, an extraordinary position to take. Damon [Lindelof] and Tom Perrotta know her so well. The whole group was so phenomenal.

ADTV: Yeah, a really great cast. The stuff with you and Justin [Theroux] was so good.

AD: He described it later as a kind of love story with just those two in the scenes. They were drawn to one another. They achieved something, which was intimacy. Justin understands the shape of a scene when you are playing the scene he is right there – it is a very safe place. As the material is daunting. Everyone had to be on their game, the writer, directors, actors, costumes, make up, hair.

ADTV: Do you empathize or support the Guilty Remnant’s plight? Did you get on board with it? Why they were like that?

AD: It is a terrific question. When I first read the material I remember thinking, “Well what is this now? What is going on here?” This show has taught me so much. I am a kind of kitchen sink actress with everything in front of me, but, hello, that is not what we are doing here. I found her very intriguing, and by episode three I am all in. Then I find out as I am fully attached to the show that my character is going to die. Damon gracefully wrote me an email, and I was heartbroken that I was now going away. When I started to realize what they were preaching – to let go the attachment – I didn’t know I could ever do that. What it did teach me to do was just let go. Do the work, enjoy the work as it is happening, but let go. A miraculous experience that whole thing. I remember asking Damon what does it matter that he kills her? What does that mean? He is always clear when you ask him. He said it is a new religion and are putting it together for the first time.

I had such empathy for the Guilty Remnant and that whole experience. You can come home to your family, have dinner together, go to work, pay your rent. Life offers its own kind of suffering – your children grow up and stop nursing. We wave goodbye. That is a privileged sadness. The Leftovers throws in from the start a catastrophe. And watching people trying to put their lives back, to get to get some semblance of grief, it made me think of my own life, and if such a thing were to happen, how it would change you. So I connected to their way of seeing the world.


ADTV: It must have been nice to get that email to say your character is going to die, but now you get some lines.

AD: [Laughs] Oh yes, you have something to say. They wrote it like a play.

ADTV: Season two was great, and you were fantastic. Patti’s haunting of Kevin was extraordinary – you were outstanding by the way. Chilling, funny, and then sympathetic. At the end it was a little bit like hero and villain falling in love. The well scene is very sad.

AD: Yes. We were talking about this, watching that little girl, and the things they made her say. When you realize you have the privilege of spending time with a character, and having time with her and then realizing it is time for her to go. She was in his life and did not know why, then able to say out loud how she failed in her life. I could not get over the writing, that well scene, that is a long day ahead sitting in a well. [Laughs] That was the day I realized Patti is going to die. Anyway, it was emotional. And thank god for Justin.

ADTV: He has worked with David Lynch so he is used to weird.

AD: [Laughs] Right, yes.

ADTV: Well, good luck with everything, the Emmys, the show’s reception, and just keep doing what you are doing. It is a pleasure.

AD: Thank you. And good luck to you with your children.



The Leftovers – Bellissima intervista con Ann Dowd, Patti Levin

Eccovi una bellissima intervista ad Ann Dowd (nella serie interpreta Patti Levin). Nella sua lunga chiacchierata con Gold Derby, Ann rivela tutte le sensazioni provate durante le due stagioni di The Leftovers. Dalle sue parole trapela una grandissima stima per tutti i membri del cast, in particolare per Justin Theroux (Kevin Garvey), con il quale dice di avere una grandissima intesa intellettuale grazie alla quale le scene girate insieme nella prima e nella seconda serie (Cairo, ottavo episodio della prima stagione, e International Assassin, ottavo episodio della seconda stagione) hanno acquisito una connotazione quasi romantica. Il rapporto tra i due attori si è evoluto insieme al rapporto tra i due personaggi e il risultato di quest’intesa è quasi magico.

Nell’intervista emerge quanta passione questa grandissima attrice e donna abbia messo nell’interpretare un personaggio così nuovo e fuori dal comune, un personaggio che per un’intera stagione non dice neanche una parola e si esprime a sguardi e occhiate. Ann Dowd sembra essere entrata davvero nel personaggio, sembra capire e condividere le motivazioni che l’hanno spinta ad agire come ha agito nel corso del tempo, e nell’intento di spiegarle all’intervistatore spesso si riferisce a Patti come a se stessa.

Purtroppo il viaggio di Patti Levin all’interno di The Leftovers  finisce nella seconda stagione e non avremo il piacere di rivedere Ann sul set. Speriamo di ritrovarla almeno in qualche flashback, sarebbe una piacevolissima sorpresa. 🙂

Trovate il link all’intervista QUI.

The Leftovers – La terza serie sarà ambientata in Australia!

The Leftovers cambia location per la terza volta. La prima serie era ambientata a Mapleton, New York, e la seconda a Jarden, Texas. La terza e ultima serie riprenderà da dove eravamo rimasti, a Miracle, ma a quanto pare i personaggi si sposteranno ancora una volta per raggiungere l’Australia.

Perchè proprio l’Australia?” si chiederanno in molti. Dalla fine della seconda stagione sembrava che Miracle avesse ancora molti segreti da svelare al nostro Kevin. Eppure, come i più attenti di voi avranno sicuramente notato, nel corso della seconda stagione l’Australia viene nominata più volte.

  1. Nel primo episodio, Axis Mundi, Michael Murphy porta il pranzo all’uomo che vive sulla torre di Miracle, il quale gli chiede di spedire una lettera a Sidney, Australia, per un certo David Burton. (Nel terzo episodio, mentre Laurie guarda la televisione, si sente in sottofondo la voce del giornalista che parla di un certo David Burton, che dice di essersi risvegliato in una grotta in Australia, di essere stato in un hotel e di non riuscire a morire).Schermata 2016-06-01 alle 14.31.15
  2. Nel secondo episodio, Kevin riceve una visita inaspettata. Suo padre, finalmente uscito dal manicomio, gli rivela di aver scelto di trasferirsi a Perth, Australia. La motivazione? Perché ogni volta che guarda Mapleton riesce a vedere solo quello che non c’è più. Siamo sicuri che sia questo il vero motivo del suo trasferimento?Schermata 2016-06-01 alle 14.36.11.png
  3. Nell’ottavo episodio, International Assassin, Kevin Garvey riesce in qualche modo a mettersi in collegamento con suo padre tramite il televisore dell’hotel. Da quello che possiamo notare in questa scena, i due si trovano esattamente nella stessa stanza. Che la stanza dell’hotel a Perth dove si trova il padre di Kevin sia qualche modo collegata all’altro hotel? Dove si trova questo posto? Sappiamo con certezza che alla fine dell’episodio Kevin guida fino a Jarden, Texas. Che si tratti di una realtà dove le distanze non sono le stesse del mondo reale? O esiste davvero, come molte persone teorizzano, un collegamento tra l’Australia e Jarden?Schermata 2016-06-01 alle 14.38.55Schermata 2016-06-01 alle 14.39.27

In internet girano tante teorie sull’Australia. Alcuni dicono che la grotta che abbiamo visto nel primo episodio, dove la donna primitiva muore abbandonando suo figlio, funga da collegamento tra Miracle e Perth, o tra Miracle e ovunque si trovi il misterioso Hotel di International Assassin. Se avete altre teorie scrivetele nei commenti!

Quello che possiamo fare ora è aspettare con impazienza Ottobre e l’arrivo della tanto attesa terza (e ultima 🙁 ) serie.


Il Rapimento biblico, nella serie e nel libro

“Laurie Garvey non era stata educata per credere nel Rapimento. Non era stata educata per credere in niente, eccetto che nella follia di ogni fede. Siamo agnostici, diceva ai suoi figli quando erano piccoli e avevano bisogno di definirsi di fronte ai oro amici cattolici ed ebrei e unitariani. Non sappiamo se c’è un Dio, e nessun altro lo sa. La gente può anche andare a dire di saperlo, ma in realtà non ne sa niente.

La prima volta che aveva sentito parlare del Rapimento era matricola al college e frequentava un corso chiamato “Introduzione al mondo delle religioni”. Il fenomeno che il professore descrisse le sembrò un’assurdità: orde di cristiani che fluttuavano per aria sgusciando fuori dai loro vestiti, che si libravano attraversando i tetti delle loro case e delle automobili per andare incontro a Gesù in cielo, mentre gli altri restavano a guardare a bocca aperta chiedendosi dove fossero finite tutte le brave persone. La teologia rimaneva qualcosa di oscuro per lei […].
Negli anni seguenti le era capitato, di tanto in tanto, di imbattersi in qualcuno, in aeroporto o sul treno, intento a leggere uno dei libri della serie Left Behind, cosa che le aveva suscitato un moto di compassione, o persino di tenerezza, per quel povero incapace che non aveva di meglio da leggere e nient’altro da fare che starsene lì seduto a immaginare la fine del mondo.
E poi accadde. La profezia biblica si avviò, se non del tutto, almeno in parte. Le persone cominciarono a sparire, a milioni, tutte nello stesso momento e in tutto il mondo. non si trattava di un’antica diceria – un uomo defunto che tornava in vita ai tempi dell’Impero Romano – né di un’ammuffita leggenda casalinga come quella di Joseph Smith che dissotterra qualche tavola d’oro nel nord dello stato di New York, obbedendo alle istruzioni di un angelo. Era reale. il Rapimento era accaduto nella sua città, coinvolgendo, fra gli altri, la figlia della sua  migliore amica, proprio mentre Laurie si trovava a casa sua. L’irruzione di Dio nella sua vita non avrebbe potuto essere più chiara se Egli si fosse manifestato a lei parlandole da un’azalea rosso fuoco. O almeno è quello che chiunque avrebbe pensato. Eppure lei aveva cercato di negare l’evidenza per settimane e mesi da quell’evento, aggrappandosi ai suoi dubbi come a un salvagente facendo eco agli scienziati e agli esperti e ai politici che insistevano nel dire che la causa di ciò che chiamavano “l’improvvisa Dipartita” rimaneva sconosciuta. “E’ accaduto qualcosa di tragico “ continuavano a ripetere gli esperti. “Un fenomeno che può ricordare il Rapimento biblico, ma che non può essere definito tale”. Un particolare interessante: le voci che sostenevano tali argomentazioni con maggior veemenza erano proprio quelle dei cristiani, costretti a riconoscere che molte delle persone scomparse il 14 di ottobre – induisti e buddhisti e mussulmani ed ebrei e atei e animisti e omosessuali ed eschimesi e mormoni e zoroastriani e qualunque altra diavolo di cosa fossero – non avevano accettato Gesù Cristo come loro salvatore. Da quanto si poteva arguire, si trattava di una mietitura del tutto casuale e se c’era una cosa che il Rapimento non poteva essere era proprio quella.
Così era molto facile sentirsi confusi, alzare le mani e affermare di non sapere cosa stesse accadendo. Ma Laurie lo sapeva. Subito dopo l’accaduto, nel profondo del suo cuore, sapeva. Lei era rimasta. Tutti loro erano rimasti. Il fatto che dio non avesse attribuito alla religione l’onere delle Sue decisioni non contava; 

Questo è l’incipit del libro “The Leftovers” di Tom Perrotta. Nella Bibbia il Rapimento è il momento in cui i credenti vengono tolti dalla terra come gesto di liberazione e accolti in cielo da Gesù. Se i personaggi del libro e della serie possono avere il dubbio sul fatto che nel giorno della Dipartita sia veramente avvenuto il Rapimento descritto nella Bibbia, noi non possiamo averne. Nella Sigla della prima serie la grande sparizione è rappresentata affrescata all’interno della cupola di una chiesa. Nelle varie parti dell’affresco vediamo rappresentati  quelli che per la religione cristiana sono considerati peccatori (tra cui anche coppie omosessuali, un padre che picchia i suoi figli, un tradimento) e persone che invece non hanno commesso alcun peccato e ascendono lo stesso al cielo insieme a tutti gli altri.

Da questa compresenza di peccatori ed innocenti, possiamo capire già da subito che quello che accade in The Leftovers non è il Rapimento biblico, bensì “una mietitura casuale“, per usare le parole del personaggio di Laurie.
Troviamo un altro riferimento al Rapimento in una scena del Pilot, durante la parata per “La giornata degli Eroi” di Mapleton. Anche qui il reverendo Matt Jamison distribuisce volantini con le foto dei Dipartiti, cercando di far capire alla gente che l’Improvvisa Dipartita non ha niente a che vedere col Rapimento, poiché molti dei dipartiti erano peccatori in quanto violenti, adulteri, spacciatori, giocatori di azzardo o assassini.
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Perché siete qui? Non è stato il Rapimento! Non erano migliori di noi, ne ho le prove! “Picchiava i suoi bambini”! Vi dà l’impressione di una brava persona? Picchiava i suoi bambini! Non è stato il Rapimento!
Con questi simboli e queste affermazioni gli autori non stanno cercando di “smontare” o di mettere da parte la religione, sia nel libro che nella serie troviamo fortissimi riferimenti religiosi e spirituali, e lo stesso personaggio di Matt Jamison costituisce la prova del fatto che, nonostante l’Improvvisa Dipartita abbia niente a che vedere con il Rapimento, la fede è importante e non va abbandonata. Sarà proprio la fede a spingere il personaggio di Matt a non arrendersi alla vita come la maggior parte dei Leftovers, lo aiuterà a diventare un uomo migliore e sempre pronto ad aiutare e perdonare il prossimo.
Per vedere il video degli opening credits della prima stagione cliccate qui.